L’antico Impero Romano, anche se principalmente solo l’epoca degli imperatori, è un fenomeno interessante in quanto offre una grande varietà di spunti allegorici. Forse la storia raggiunge il suo massimo interesse proprio quando entra in una sorta di relazione viva con la nostra epoca. E se si crede in questo, come si crede in questa pubblicazione, è naturale scavare nella storia alla ricerca di vari piccoli avvenimenti, a volte insignificanti, e cercare di interpretarli in un modo nuovo, legato alla nostra epoca. In questa pubblicazione, a tale attività viene dato il nome di «storia stravagante».
Ad esempio, la parola “triviale”, che deriva dall’antica Roma. In origine significava letteralmente “incrocio di tre strade” (tri = tre, via = strada). A quei tempi, nelle campagne gli incroci erano piuttosto rari, anche se i romani costruivano un numero discreto di strade. A volte gli incroci di tre strade erano molto animati: da lì passava di tutto: soldati, schiavi, materiali da costruzione, animali, cibo, vestiti, legna da ardere e chi più ne ha più ne metta.
In men che non si dica, la gente ha iniziato a fermarsi per riposarsi e a scambiare due chiacchiere. È nato così l’aggettivo “trivialis” per descrivere ciò che è quotidiano e ordinario. All’incrocio tra le tre strade, infatti, ci si fermava a chiacchierare, a chiacchierare del più e del meno, a chiedersi come andavano le cose e a scambiarsi le ultime notizie, a raccontare le proprie sensazioni e a riferire di vari avvenimenti. Lì non si parlava quasi mai di argomenti seri come la scienza, l’arte o altre questioni impegnative, ma piuttosto del tempo, dei pettegolezzi, delle buche sulla strada e di altre cose simili. Dopodiché era senza dubbio più piacevole riprendere il viaggio e le proprie faccende.
È facile immaginare che una conversazione così leggera sia stata evidentemente piacevole e rilassante, soprattutto se il compito consisteva nel trasportare oggetti molto pesanti per lunghe distanze. Forse chiacchierare all’incrocio di tre strade rappresentava una sorta di momento di svago, un momento di qualità per i carrettieri e i conducenti. Si potrebbe persino immaginare che due schiavi, mentre trasportavano carichi pesanti, si incontrassero all’incrocio (a quei tempi alcuni schiavi potevano muoversi autonomamente per svolgere vari compiti), fermarsi a chiacchierare per un attimo di cose quotidiane e poi riprendere il proprio lavoro rinvigoriti da notizie interessanti. Un momento di qualità per gli schiavi!
Il significato della parola “triviale” avrebbe potuto evolversi in senso positivo, soprattutto se fosse cresciuta la valorizzazione della vita quotidiana. Ma no, nel Medioevo iniziò a indicare l’apprendimento di livello più basso (trivium), ovvero qualcosa di immaturo che andava superato. Non ha però alcun senso criticare la vita quotidiana solo perché è immatura. È ciò che le persone hanno scelto.
Se si vuole sminuire la vita quotidiana, la si può definire, ad esempio, banale. Cioè qualcosa che, a causa della continua ripetizione, ha perso il suo significato, è diventata noiosa, ripetitiva, priva di fantasia, qualcosa di cui non si ricorda più la ragione originaria dell’esistenza.
Ma la socialità non è banale – è invece molto spesso insignificante. E va bene così.

Basta così! Cominciate a chiacchierare.
